Tre condizioni per essere un vero figlio del Buddha
"L'anziano facoltoso è il Tathagata." Chi è l'anziano di cui si è parlato prima? È l'Onorato dal Mondo, il Tathagata. La frase "noi tutti assomigliamo ai figli del Buddha" viene pronunciata dopo la parabola del padre e dei figli che perd...
Onorato dal Mondo! L'anziano facoltoso è il Tathagata; noi tutti assomigliamo ai figli del Buddha. Il Tathagata spesso dice: "Voi siete tutti miei figli."
"L'anziano facoltoso è il Tathagata." Chi è l'anziano di cui si è parlato prima? È l'Onorato dal Mondo, il Tathagata. La frase "noi tutti assomigliamo ai figli del Buddha" viene pronunciata dopo la parabola del padre e dei figli che perdono i contatti: i figli hanno lasciato decadere nel loro cuore i semi delle radici del bene del Mahayana, perciò inizialmente il Buddha poté soltanto dire: "Voi non siete più veri figli del Tathagata; voi gli somigliate soltanto in superficie." Questa "somiglianza" esiste perché le radici del bene del Mahayana si sono spente nel loro cuore, e dunque i figli non possiedono ancora i requisiti per essere suoi veri figli. Solo dopo la parabola che segue, quella del padre e dei figli che si ritrovano, il Tathagata dichiara formalmente: "Voi siete tutti miei figli."
Dal punto di vista del buddhismo Mahayana, essere chiamati "figli del Buddha" comporta precisi prerequisiti. Chi può essere chiamato figlio del Buddha? Il Sutra del Loto afferma che esistono tre condizioni per essere un "vero figlio del Buddha":
In primo luogo, si deve essere nati dalla bocca del Buddha. Tutta la propria pratica buddhista dev'essere guidata dagli insegnamenti del Buddha; non si possono escogitare metodi di pratica di propria invenzione. Ad esempio, il Buddha non ci ha mai ordinato di vegliare tutta la notte né di rinunciare ai pasti regolari. Se il proprio metodo di pratica è qualcosa che ci si è inventati da sé, esso non ha alcun fondamento nei sutra. Il Buddha ci ha insegnato a regolare la dieta e il sonno come parte della pratica, e non ci ha mai chiesto di rinunciare del tutto al sonno o al cibo. Pertanto, in quanto "figli del Buddha", il proprio metodo di pratica deve essere "nato dalla bocca del Buddha".
In secondo luogo, si deve essere nati dalla trasformazione attraverso il Dharma. Nella propria pratica buddhista, la mente deve generare il sentiero e il Dharma in accordo con gli insegnamenti del Buddha, che si tratti della realizzazione della vacuità o della tathata (natura vera).
In terzo luogo, e ancor più esigente, si deve ottenere una parte del Dharma del Buddha. Il proprio corpo, la propria parola e la propria mente devono manifestare le qualità virtuose e i meriti che corrispondono agli insegnamenti del Buddha.
Se misurati secondo questi tre criteri — essere nati dalla bocca del Buddha, nati dalla trasformazione attraverso il Dharma e aver ottenuto una parte del Dharma del Buddha — soltanto i bodhisattva del Mahayana sono qualificati per essere chiamati "veri figli" del Buddha. In senso stretto, solo coloro che hanno raggiunto lo stadio della visione del sentiero nel buddhismo Mahayana, precisamente la prima dimora dell'Insegnamento Perfetto o il primo stadio dell'Insegnamento Distinto, che hanno superato l'ignoranza e realizzato il corpo di Dharma, vengono chiamati "veri figli" del Buddha.
E che dire dei praticanti dei Due Veicoli (gli Uditori e i Risvegliati per Sé Stessi)? Essi possono essere chiamati soltanto "figli secondari". I bodhisattva sono il "figlio primogenito", mentre per "figli secondari" si intendono coloro di discendenza collaterale, non della linea principale di eredità. Perché i praticanti dei Due Veicoli sono chiamati "figli secondari"? In primo luogo, essi soddisfano la prima condizione, quella di essere "nati dalla bocca del Buddha", poiché gli insegnamenti delle Quattro Nobili Verità e dei Dodici Nidana che praticano furono tutti insegnati dal Buddha. In secondo luogo, le loro menti sono effettivamente "nate dalla trasformazione attraverso il Dharma" basata sulle Quattro Nobili Verità e sui Dodici Nidana, dando origine al sentiero della vacuità che sottomette le afflizioni della loro mente. Infine, essi raggiungono il nirvana della vacuità e così "ottengono una parte del Dharma del Buddha". Tuttavia, essi non ereditano il patrimonio degli insegnamenti del Buddha; dimorano soltanto nello stato di vacuità. A differenza del "corpo di Dharma" del Mahayana, che può "manifestarsi in ogni forma per rispondere alle necessità degli esseri senzienti", sostenere e diffondere il Dharma corretto, e portare avanti l'eredità di saggezza del Buddha, i praticanti dei Due Veicoli sono dunque "figli secondari".
E gli esseri ordinari? Dato che generalmente si dedicano soltanto ad opere di carità, credono nel rifugiarsi nei Tre Gioielli, abbandonano il male e praticano il bene, e hanno profonda fiducia nel karma e nei suoi frutti, vengono chiamati "figli esterni", ossia figli che ancora vagano fuori. Gli esseri ordinari soddisfano soltanto la prima condizione, quella di essere "nati dalla bocca del Buddha"; non hanno conseguito la "nascita dalla trasformazione attraverso il Dharma", e tanto meno "ottenuto una parte del Dharma del Buddha". Pertanto, non hanno ancora sviluppato i semi delle radici trascendenti del bene, e vengono chiamati "figli esterni", che ancora vagano fuori dalla porta.
Ecco perché esistono tre condizioni per essere un "figlio del Buddha". In questo contesto, perché il Buddha afferma che il figlio povero è un "figlio del Buddha"? In primo luogo, perché ha coltivato i semi delle radici del bene del Mahayana nelle sue vite passate; grazie a queste radici del bene accumulate nelle vite precedenti, il Buddha dice: "Voi siete tutti miei figli." In secondo luogo, guardando al futuro: dopo aver incontrato il Buddha, riceverà la guida del Sutra del Loto, giungerà a comprendere il principio che "gli insegnamenti provvisori e ultimi non sono due", e infine raggiungerà il frutto del sentiero del Mahayana. Così il Buddha loda in anticipo il figlio povero, dicendo: "Voi siete tutti miei figli", per questa ragione.