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La retribuzione karmica per aver nutrito intenti malevoli e aver fatto offerte impure a un Pratyekabuddha

La retribuzione karmica per aver nutrito intenti malevoli e aver fatto offerte impure a un Pratyekabuddha

La retribuzione karmica per aver nutrito intenti malevoli e aver fatto offerte impure a un Pratyekabuddha

In passato, il Beato si trovava nel Bosco di Bambù di Kalandaka (noto anche come Monastero del Bosco di Bambù) a Rājagṛha, dove predicava il Dharma. Un giorno, all'ora del pasto, il Venerabile Maudgalyayana, discepolo del Beato, indossò le vesti monastiche, prese la ciotola per l'elemosina ed entrò in città per la questua. Tornato alla propria dimora, dopo aver mangiato e riposto vesti e ciotola, si sedette sotto un albero nella posizione del loto completo.

Assorto in samadhi, il Venerabile Maudgalyayana vide un preta il cui intero corpo emanava un fetore così insopportabile che nessuno poteva avvicinarsi. Gli chiese: «Quale karma non virtuoso hai commesso in una vita passata per subire questa retribuzione, tanto che il tuo corpo puzza in modo così atroce che nessuno può starti vicino?» Il preta rispose: «Ti prego, vai a chiedere al Beato! Lui ti spiegherà la causa.»

Il Venerabile Maudgalyayana si recò allora dal Buddha, gli rese omaggio con profonda deferenza e s'informò della sua salute. Con compassione, il Beato gli chiese: «Che cosa di insolito hai visto oggi?» Maudgalyayana raccontò: «Poco fa, mentre meditavo sotto un albero in samadhi, ho visto un preta il cui corpo puzzava peggio delle feci umane. Vagava ovunque in cerca di urina ed escrementi, considerando queste sostanze immonde come cibo prelibato. Beato! Perché subisce una tale retribuzione?»

Il Beato gli chiese: «Desideri conoscere le cause e le condizioni karmiche che l'hanno generata?» Maudgalyayana rispose: «Te ne sarei grato!»

Il Beato disse: «Ascolta bene, e te lo spiegherò.

In un passato remotissimo, oltre innumerevoli asaṃkhyeya kalpa, apparve nel regno di Vārāṇasī un Pratyekabuddha. Dimorava spesso in luoghi tranquilli e appartati, si foggiava un giaciglio d'erba e quietava la mente nella meditazione.

In seguito, questo Pratyekabuddha si ammalò. Un medico esperto lo visitò e gli disse che l'unico rimedio era mangiare carne. Udito questo, il Pratyekabuddha si recò in città, arrivò alla casa di un facoltoso capofamiglia di nome Jishan e chiese in elemosina la carne necessaria alla propria cura.

In quel momento, il capofamiglia Jishan stava per uscire per una questione urgente. Prima di andarsene, diede istruzioni precise alla moglie Pandara: «Ho una faccenda urgente da sbrigare fuori. Tu pensa a preparare come si deve il cibo e le bevande necessari per la cura di questo Pratyekabuddha.» La moglie rispose: «Non preoccuparti, vai pure. Non ti devi curare delle faccende di casa. Provvederò io stessa a sfamarlo.» E il capofamiglia partì.

In Pandara, però, era sorta una mente avida e gretta. Pensò tra sé: «Se gli do da mangiare oggi, tornerà di sicuro anche domani — che seccatura.» Così, presa la ciotola del Pratyekabuddha, si ritirò in un luogo nascosto, la riempì di escrementi e altri rifiuti immondi, li coprì con uno strato di riso e riconsegnò la ciotola. Il Pratyekabuddha, accortosi subito del contenuto impuro, depose la ciotola a terra e si allontanò.

Per questa causa karmica, per eoni ed eoni cadde ininterrottamente nel regno dei preta, patendo la retribuzione di un corpo dal fetore intollerabile, costretta a nutrirsi di escrementi umani come se fossero cibo prelibato.»

Il Beato disse a Maudgalyayana: «La moglie del capofamiglia che in quell'occasione mise sostanze immonde nella ciotola del Pratyekabuddha è proprio il preta che hai visto oggi.»

Quando il Beato ebbe esposto queste cause e condizioni, tutti i monaci presenti lasciarono andare la propria avarizia e cupidigia, e svilupparono un profondo disgusto per la sofferenza del saṃsāra. Tra essi, alcuni ottennero il frutto di Srotaāpanna, altri quello di Sakridāgāmin, altri ancora quello di Anāgāmin o di Arhat; alcuni risvegliarono l'aspirazione alla condizione di Pratyekabuddha, e altri suscitarono la suprema Bodhicitta. Tutti i presenti, riuniti ad ascoltare l'insegnamento del Beato, si rallegrarono nel cuore, ne accolsero le parole con fede e le misero in pratica.

Questa storia è tratta dal Sūtra dei Cento Racconti, Volume 5.

Riflessione

Tutti i fenomeni mondani sono retti dalla legge di causa ed effetto. Poiché Pandara coltivò una mente di avarizia e malizia, offrendo doni impuri a un Pratyekabuddha, subì la retribuzione karmica di cadere nel regno dei preta per eoni interi, con un corpo dal fetore intollerabile che la costringeva a nutrirsi di escrementi umani. Se i praticanti fanno offerte ai Tre Gioielli con mente pura e reverente, non solo accumuleranno merito e benedizioni attraverso azioni virtuose, ma si libereranno anche dall'afflizione dell'avarizia e dell'avidità. Ogni passo del loro cammino spirituale sarà illuminato, ed essi raggiungeranno una vita di liberazione e libertà.