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I Tre Tesori del Taoismo hanno moltissimi nomi: qual è il loro legame intrinseco?

Chiunque pratichi il Taoismo conosce bene i suoi «Tre Tesori». Nella tradizione taoista, i «Tre Tesori» sono noti con moltissime denominazioni: vengono indicati come Dao, Scritture e Maestri; sono detti anche Compassione, Frugalità e Umi...

Chiunque pratichi il Taoismo conosce bene i suoi «Tre Tesori». Nella tradizione taoista, i «Tre Tesori» sono noti con moltissime denominazioni: vengono indicati come Dao, Scritture e Maestri; sono detti anche Compassione, Frugalità e Umiltà; e vengono altresì identificati come Essenza, Qi e Spirito. Di fronte a queste denominazioni differenti, i praticanti alle prime armi faticano spesso a cogliere il significato autentico dei Tre Tesori, e non sanno quali linee guida seguire nella loro pratica. In verità, le diverse denominazioni dei Tre Tesori taoisti sono intrinsecamente e essenzialmente interconnesse.

Il Taoismo pone al centro dei suoi insegnamenti il Dao, e sostiene che tutte le cose sotto il cielo sono generate e trasformate da esso, e che tutta l’esistenza vi risiede. Tuttavia, per via dei suoi attributi di oscurità profonda e non-azione, il Dao è un’esistenza estremamente difficile da percepire direttamente. Proprio a causa di questa sua caratteristica unica, il Patriarca taoista enuncia la seguente proposizione nel primo capitolo del Dao De Jing: «Il Dao che può essere espresso a parole non è il Dao eterno; il nome che può essere nominato non è il nome eterno». Questo significa che il grande Dao può essere compreso solo se viene espresso a parole, ma poiché ogni persona ha differenze individuali innate, le sue interpretazioni del Dao variano notevolmente. Questa è la caratteristica «naturale» del Dao che il Patriarca taoista ha evidenziato. Poiché ogni persona comprende il Dao in modo diverso, non è possibile utilizzare l’esposizione del Dao da parte del Patriarca taoista come criterio diretto per giudicare il Dao coltivato dalle generazioni successive di praticanti. È per questo motivo che prendere rifugio nei Tre Tesori del Dao, delle Scritture e dei Maestri riveste un significato così pratico per i coltivatori. Il presupposto più fondamentale per definire se una persona è una credente taoista è che abbia preso rifugio in questi Tre Tesori.

Il secondo volume del Maiwang attesta: «Il Taoismo ha come Tre Tesori il Tesoro del Dao, il Tesoro delle Scritture e il Tesoro dei Maestri. Il Tesoro del Dao è rappresentato dai Tre Sommi Venerabili; il Tesoro delle Scritture è rappresentato dalle autentiche scritture delle Tre Caverne e Quattro Sostegni; il Tesoro dei Maestri è rappresentato dalla schiera di saggi nelle dieci direzioni che hanno raggiunto il Dao». Il primo volume del Daojiao Yishu (Dottrine Fondamentali del Taoismo) attesta: «Primo è il Tesoro del Dao, secondo il Tesoro delle Scritture Supreme, terzo il Tesoro del Grande Maestro». Il Tesoro del Dao è il Grande Dao della Suprema Ultimità; il Tesoro delle Scritture corrisponde ai trentasei testi taoisti venerati; il Tesoro dei Maestri è il Grande Maestro del Profondo Centrale. I Tre Tesori del Dao, delle Scritture e dei Maestri costituiscono una linea di trasmissione sistematica e ininterrotta, che parte dal Dao oscuro e primordiale, passa per le scritture che ne espongono l’insegnamento e giunge infine ai maestri che le tramandano e le interpretano. Apprendere le scritture dai propri maestri e risvegliarsi al Dao attraverso lo studio di questi testi è il percorso attraverso cui le generazioni successive di praticanti tornano a coltivare la propria natura vera, innata e primordiale, a partire dalle loro forme fisiche condizionate, acquisite dopo la nascita.

Per la tradizione taoista, i Tre Tesori del Dao, delle Scritture e dei Maestri sono il fondamento imprescindibile di ogni autentico cammino di coltivazione. Non solo chiariscono la linea di trasmissione essenziale del Dao che ogni praticante deve ricevere in eredità, ma con sole tre semplici espressioni indicano a tutti la via per volgere lo sguardo all'interno e realizzare il Dao dentro di sé. Per coloro che hanno preso rifugio nei Tre Tesori del Dao, delle Scritture e dei Maestri, i tre principi insegnati dal Patriarca Taoista — «primo è la compassione, secondo è la frugalità, terzo è non osare mai porsi al di sopra di tutti gli esseri sotto il cielo» — così come i Tre Tesori di Essenza, Qi e Spirito presenti nel corpo, costituiscono i rispettivi punti di accesso per coltivare la natura interiore e l'essenza vitale, rappresentando la pratica concreta della doppia coltivazione di natura interiore ed essenza vitale. La pratica taoista non può prescindere dai due elementi centrali del corpo e della mente, e il suo metodo generale si riassume infine nel principio unico del «Dao». La pratica è chiamata anche «coltivare il Dao», e implica la verifica e la realizzazione del Dao attraverso due dimensioni: la chiara conferma della propria natura mentale incondizionata, e la liberazione senza ostacoli del proprio corpo fisico, per cogliere appieno quale sia davvero la via «naturale» del nostro Dao. Per quanto riguarda la natura mentale, i valori di compassione, benevolenza, semplicità e autenticità promossi dal taoismo traggono tutti origine dai Tre Tesori di Compassione, Frugalità e Umiltà enunciati dal Patriarca Taoista. Risalendo alla loro radice, si allineano perfettamente allo spirito del non-agire e della naturalità.

La compassione è la disposizione d'animo amorevole e benevola che i praticanti taoisti devono nutrire verso tutti gli esseri sotto il cielo: lo spirito di «essere sempre abili nel salvare gli altri», espresso attraverso «beneficiare tutte le cose», per offrire a tutti gli esseri appartenenti alle quattro modalità di nascita e ai sei sentieri di esistenza la possibilità di ascoltare gli insegnamenti del Dao e risvegliarsi ad esso. Salvare tutti gli esseri senzienti è la responsabilità sociale che ogni tradizione religiosa si fa carico. La frugalità, da un lato, limita la vita materiale dei praticanti taoisti, dall'altro frena i loro desideri interiori. Il taoismo invita a nutrire pochi desideri egoistici e a condurre una vita semplice: solo riducendo l'inseguimento di desideri esterni si può volgere la mente all'interno, senza lasciare che elementi esterni come i cinque colori, i cinque suoni e i cinque sapori turbino la natura vera e costante che dimora nel cuore. Da qui scaturiscono naturalmente le manifestazioni dell'umiltà: la non-contesa, l'assenza di desiderio e l'assenza di bramosia.

I coltivatori taoisti considerano Compassione, Frugalità e Umiltà la loro norma di riferimento sia per il comportamento che per la pratica di coltivazione. Il principio cardine di questi insegnamenti è inseparabile dalla non-azione e dalla naturalità, e la loro profonda utilità risiede nell'abbracciare l'aspetto femminile ed evitare ogni contesa. Riuscire a tenere saldamente alla propria natura costante e immutabile in un mondo in cui tutte le cose sono in perenne flusso e mutamento può sembrare una pratica esclusivamente mentale, ma fa parte della stessa linea di trasmissione continua della coltivazione e del perfezionamento del corpo fisico. Il taoismo considera la longevità il bene supremo: per perseguirla, i praticanti devono necessariamente ridurre al minimo l'esaurimento di Essenza, Qi e Spirito all'interno del proprio corpo. Lo stato di tranquillità interiore e non-azione della natura della mente, unito al sistema completo di coltivazione costituito dai Tre Tesori insiti nel corpo — raffinare l'Essenza in Qi, raffinare il Qi in Spirito, raffinare lo Spirito per fondersi con il Tao — corrisponde perfettamente al concetto del Patriarca taoista del "ritorno allo stato dell'infante". La coltivazione taoista mira a ricondurre la forma e lo spirito postnatali e condizionati allo stato innato e primordiale. Quando una persona nasce, il suo corpo è pienamente dotato di Essenza, Qi e Spirito; l'invecchiamento e la morte, entrambi inevitabili, sono il risultato del graduale esaurimento di queste tre forze vitali. Poiché le persone non riescono a controllare i propri desideri e si abbandonano alle pulsioni del corpo, sprofondano e rimangono prigioni della vanità delle cose mondane. Il taoismo ha come obiettivo supremo conseguere sia la longevità che il Tao. Per raggiungere l'unità con il Tao, bisogna partire dal corpo e dallo spirito postnatali, servendosi di metodi per calmare la mente, eliminare i desideri e abbinare la coltivazione interna al nutrimento esterno, per garantire la pienezza dei propri Tre Tesori di Essenza, Qi e Spirito, e verificare così progressivamente il cammino verso la fusione con il vero Tao. Sebbene questi due gruppi di "Tre Tesori" — Compassione, Frugalità e Umiltà da una parte, ed Essenza, Qi e Spirito dall'altra — si riferiscano a dimensioni diverse della coltivazione, entrambi affondano le loro radici negli insegnamenti dei Tre Tesori del Tao, delle Scritture e dei Maestri. Nella definizione taoista dei Tre Tesori, il Tesoro del Tao è il nucleo centrale; i due gruppi composti da Compassione, Frugalità e Umiltà, e da Essenza, Qi e Spirito sono manifestazioni distinte degli insegnamenti del Tao per la coltivazione umana nel mondo mortale. Quando si parla della pratica concreta della coltivazione della natura interiore e dell'essenza vitale, non si può trascurare il ruolo guida del Tesoro dei Maestri e del Tesoro delle Scritture, tantomeno parlare con temerarietà allontanandosi dal grande Tao. Dal punto di vista religioso, violare i Tre Tesori significa abbandonare la verità per la falsità, e separarsi dalle leggi e dai principi fondamentali che reggono tutte le cose. Se questo accade, tutti i tentativi di coltivazione genuina si ridurranno a nient'altro che le sciocche elucubrazioni di persone illuse.