← Rivista Practice · Zen practice

I meriti del mantenimento del precetto contro l'uccisione di esseri senzienti e le colpe della sua violazione

con questo termine si intende l'interruzione della facoltà vitale degli esseri senzienti. Il precetto funge da rimedio, l'uccisione ne è l'oggetto; il nome nasce dal loro rapporto. Questo discorso si suddivide in sette sezioni; esaminiam...

Il precetto contro l'uccisione: con questo termine si intende l'interruzione della facoltà vitale degli esseri senzienti. Il precetto funge da rimedio, l'uccisione ne è l'oggetto; il nome nasce dal loro rapporto. Questo discorso si suddivide in sette sezioni; esaminiamo innanzitutto la prima.

◎Meriti dell'osservanza del precetto contro l'uccisione

Ananda! Per tutti gli esseri senzienti dei sei regni, in ogni mondo, chi non desta in sé l'intenzione di uccidere non resterà vincolato al ciclo continuo di nascita e morte.

Il Buddha così insegnò al Venerabile Ananda: tra gli esseri senzienti dei sei regni, in ogni mondo, chi riesce a evitare che nasca nel proprio cuore il pensiero di uccidere (come si è detto prima trattando del taglio del seme del desiderio; anche qui si tratta di recidere il seme dell'uccisione — la forza che perpetua l'atto di uccidere), una volta stroncato questo impulso non sarà più gravato dal debito karmico delle vite strappate agli esseri senzienti, né dovrà tornare nei tre regni a saldare quel debito di vita, e tanto meno quello di carne che verrà affrontato più avanti. Il Buddha ha esposto diffusamente le conseguenze dell'uccidere, toccando sia il debito di carne sia quello di vita, il tutto ricompreso in questo passaggio, che funge da sintesi generale.

◎Trasgressioni della violazione del precetto contro l'uccisione

Passiamo ora alle trasgressioni derivanti dalla violazione del precetto contro l'uccisione, illustrate nella seconda sezione.

Ci si dedica alla pratica del samadhi con l'intento fondamentale di sottrarsi alle afflizioni e alle fatiche del mondo ordinario; se l'intenzione di uccidere non viene estirpata, non è possibile sfuggire a queste impurità. Anche disponendo di una saggezza ampia e avendo raggiunto il samadhi, se non si smette di uccidere si finisce inevitabilmente nel sentiero degli spiriti: al livello più alto si diventa potenti re dei fantasmi; al livello intermedio si diventa yaksha volanti, comandanti di fantasmi e simili; al livello più basso si diventa rakshasa che camminano sulla terra. Anche questi spiriti hanno le proprie schiere, e ciascuno afferma, con orgoglio arrogante, di aver raggiunto il sentiero supremo e insuperabile dell'illuminazione.

Perché il Buddha ci insegna a estirpare l'intenzione di uccidere? La spiegazione è la seguente: pratichiamo il samadhi del Mahayana principalmente per uscire dai tre regni e per ottenere i due meriti puri del bodhi (risveglio) e del nirvana. Eppure, se durante la pratica sul piano causale (lo stadio anteriore all'illuminazione piena) portiamo inconsapevolmente con noi, nella pratica stessa, l'intenzione di uccidere, l'esito finale sarà una discordanza tra causa ed effetto, che renderà impossibile sottrarsi ai tre regni.

Se, sul piano causale, alberighiamo ancora il desiderio e i pensieri di uccidere, allora anche dopo aver accumulato una saggezza vasta grazie a uno studio prolungato e aver raggiunto la padronanza del samadhi del regno del desiderio e del jhana preparatorio (il samadhi ottenuto prima di entrare nel primo jhana), se questo samadhi e questa saggezza vengono coltivati insieme all'intenzione di uccidere, il risultato sarà immancabilmente la caduta nel sentiero degli spiriti. In precedenza si è osservato che il desiderio di lussuria conduce al sentiero dei demoni; qui si tratta invece della caduta nel sentiero degli dèi e dei fantasmi.

Il sentiero degli spiriti si suddivide in tre livelli. Al livello più alto si diventa potenti re dei fantasmi. Ciò accade quando samadhi, saggezza e merito karmico delle benedizioni sono eccezionalmente elevati: si rinasce come potente re dei fantasmi. I cosiddetti "Grandi Imperatori" o "Re" di cui si parla comunemente nel mondo profano rientrano tutti nella categoria dei re dei fantasmi di alto grado.

Al livello intermedio troviamo gli yaksha volanti, così chiamati per la loro capacità di volare. Con yaksha si intendono esseri come le divinità delle montagne, i guardiani locali della terra e gli dèi cittadini, tutti classificati come yaksha volanti in virtù della loro facoltà di volare. In questa categoria rientrano anche i comandanti di fantasmi, come i grandi generali e altre figure simili.

Al livello più basso si trovano i rakshasa che camminano sulla terra, incapaci di volare e in grado di spostarsi solo sul suolo. I rakshasa sono esseri che si nutrono della carne e del sangue degli esseri senzienti. In generale, gli esseri del sentiero degli spiriti hanno una forte predilezione per la carne. Si può notare che, quando le persone fanno offerte agli spiriti, immancabilmente sgozzano polli e pecore; questi esseri raggiungono la rinascita nel sentiero degli spiriti grazie alla forza karmica dell'uccisione accumulata nel loro piano causale.

Esiste una sottile distinzione tra fantasmi e spiriti: quelli con meriti e benedizioni abbondanti e corposi sono chiamati spiriti, quelli con meriti e benedizioni più esigui e sottili sono chiamati fantasmi; di fatto appartengono allo stesso piano di esistenza. Ciascuno ha le proprie schiere, e tutti affermano, con mente arrogante e superba, di aver raggiunto il sentiero supremo e insuperabile del risveglio, restando aggrappati soltanto a visioni erronee e percezioni distorte. Questo conclude l'esposizione delle trasgressioni della violazione del precetto contro l'uccisione.