← Rivista Practice · Zen practice

Wu Cheng: La modernizzazione buddhista può contare sul Buddhismo contemporaneo della Cina continentale?

La storia del Buddhismo non è mai stata un monolite rigido e immutabile. Come ogni prodotto della storia, ogni scuola e ogni epoca porta impressa in profondità la traccia del proprio tempo e del proprio luogo. Ripercorrendo oltre duemila...

La storia del Buddhismo non è mai stata un monolite rigido e immutabile. Come ogni prodotto della storia, ogni scuola e ogni epoca porta impressa in profondità la traccia del proprio tempo e del proprio luogo. Ripercorrendo oltre duemilacinquecento anni di storia buddhista, ci accorgiamo che la nascita delle grandi scuole è stata, in sostanza, un tentativo di modernizzare il Dharma entro le coordinate storiche e geografiche in cui ciascuna è sorta. L'ascesa del Buddhismo Mahayana in India ne è l'esempio più folgorante: uscì dai confini del Buddhismo Nikaya delle origini, si propagò dal subcontinente indiano fino all'Asia centrale, al cuore della Cina e alle antiche Regioni Occidentali, infondendo nuova linfa e rispondendo alle esigenze dell'epoca e degli esseri senzienti. Gran parte delle modernizzazioni buddhiste del passato, lungi dal sorprendere o inquietare, non rappresentano nulla di cui preoccuparsi o da respingere: sono piuttosto l'espressione naturale della vitalità del Dharma. L'alternarsi di ascesa e declino è, semplicemente, la norma storica.

Ma la modernizzazione del Buddhismo è tutt'altro che un cammino lineare e senza ombre, né costituisce automaticamente un successo per chi resta fedele agli insegnamenti fondamentali del Buddha. Nel Buddhismo indiano tardivo, le correnti esoteriche assunsero un ruolo predominante, assorbendo progressivamente elementi hindu e componenti esoteriche tradizionali che finirono per erodere la struttura delle scuole Mahayana allora principali. Alla fine, sotto l'urto di un induismo rinato, quel Buddhismo presuntamente "modernizzato" fu cancellato del tutto dalla terra che lo aveva generato. Una lezione tanto netta quanto ammonitrice: quando la modernizzazione si scosta dal nucleo del Dharma e diventa mero compromesso con i desideri mondani degli esseri senzienti, può diventare la causa della propria rovina. L'idea di "Buddhismo Umanistico" (Renjian Fojiao), nata per armonizzarsi con il principio rispondendo alle circostanze contemporanee e per giovare agli esseri senzienti, possiede un valore positivo indubbio, a patto di restare ancorata agli insegnamenti fondamentali del Buddha. Ma quando degenera in una secolarizzazione radicale, trasformandosi in un guazzabuglio di desideri mondani d'ogni tipo, può mostrare all'esterno un volto fiorente — folle di devoti, incenso che brucia a profusione — e intanto nascondere, in realtà, proprio la degradazione e l'autodistruzione del Buddhismo.

Oggi, questa inquietudine latente emerge con particolare evidenza nella cosiddetta "rinascita" del Buddhismo nella Cina continentale. Dietro la bandiera del "Buddhismo Umanistico" si stagliano scene profondamente inquietanti: monaci eminenti come Shi Yongxin che vivono nel lusso e nella dissolutezza sfuggendo per anni a ogni conseguenza legale; sette e fazioni buddhiste ossessionate dalla commercializzazione, che accumulano ricchezze senza ritegno per riempirsi le tasche; le molteplici violazioni dei precetti monastici e gli atti illeciti legati all'ex presidente dell'Associazione Buddhista, Maestro Xuecheng; e ancora la corruzione diffusa nelle comunità monastiche. Tutto questo mette a nudo il crollo della fiducia all'interno della comunità buddhista, la corrosione operata dagli interessi commerciali e l'infiltrazione del potere politico secolare. Il celebre tempio di Lingyin ha persino rotto con ogni consuetudine, spalancando i suoi cancelli principali — per ragioni politiche — all'ex dittatore siriano Bashar al-Assad, oggi destituito dal potere: un gesto che rivela la realtà imbarazzante di un Buddhismo trasformato in strumento politico, piegato al cospetto dei regimi autoritari. Dietro questi fenomeni si muove la manipolazione congiunta dell'ideologia politica, del capitale commerciale e di una secolarizzazione estrema e volgare. E gli attori protagonisti di questo spettacolo chiamato "modernizzazione buddhista" sono alcune delle attuali organizzazioni buddhiste, dei monaci e dei praticanti laici della Cina continentale. Il Buddhismo viene impacchettato come foglia di fico per un'epoca di "libertà religiosa", "diffusione del merito" e "tutela del Paese e del popolo"; ma sul palco degli interessi politici ed economici vi si recita la tragedia dell'alienazione religiosa. Molti praticanti, in Cina e all'estero, esaltano la "prosperità" di questa "comunità dal futuro condiviso per l'umanità" in quella che considerano un'età dell'oro, riponendo in essa le proprie speranze per la modernizzazione del Buddhismo — e ignorando la crisi latente di secolarizzazione e corruzione. Un'operazione che equivale a voler acchiappare un pesce salendo su un albero: uno sforzo destinato a rivelarsi del tutto vano.

L'atteggiamento di non pochi studiosi disposti ad accettare il Buddhismo cinese contemporaneo della madrepatria — per di più controllato dall'ideologia politica, dal capitale commerciale e da una secolarizzazione volgare ed estrema — e paghi delle proprie illusioni cognitive, dà molto da pensare. Se ci si limita a sostenere la modernizzazione buddhista assecondando e compiacendosi della prosperità superficiale di un Buddhismo dominato da forze esterne, si finirà per allontanarsi, quasi senza accorgersene, sempre più dal Nobile Ottuplice Sentiero insegnato dal Buddha. Gli scritti sbiaditi e inconsistenti sfornati anno dopo anno, le lunghissime opinioni personali spacciate per intuizioni, le visioni bellissime ma illusorie che vengono promosse: tutto questo, prima o poi, il vento lo porterà via. Anni di pratica assidua e di speranze riposte nella modernizzazione del Buddhismo sfumeranno nel nulla, e persino l'integrità morale faticosamente costruita in una vita intera potrebbe infrangersi nella vecchiaia, qualora ci si lasciasse incantare dall'apparenza florida del Buddhismo cinese continentale contemporaneo. Chiunque pratichi il Dharma deve prestare ascolto a questo monito.

La modernizzazione del Buddhismo deve poggiare sulla ferma adesione ai suoi insegnamenti fondamentali: non può essere cieca acquiescenza alle circostanze mondane, e tanto meno trasformarsi in un ricettacolo per desideri secolari senza fine. Solo conservando uno sguardo limpido e sobrio sulla modernizzazione buddhista e sulle condizioni del Buddhismo contemporaneo, sapendo distinguere le visioni corrette da quelle errate, e riflettendo sui molti abusi e sulle derive troppo mondane nella pratica, la modernizzazione potrà ergersi a fondamento autentico della rinascita buddhista e giovare davvero agli esseri senzienti. Solo così il Buddhismo potrà continuare a riflettere la vera luce della saggezza lungo il fiume della storia, invece di spegnersi lentamente nel processo di alienazione.